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Moira Ponza è un’artista di Valdagno dall’indubbio talento disegnativo, qualità che coadiuva nell’attività di Madonnara (per l’utilizzo del gessetto, ma non solo) che predilige più di altre tipologie artistiche. Una parte dei suoi lavori, realizzati sull’asfalto o sull’acciottolato (sanpietrini, ecc…), non esiste più perché proprio questa è la peculiarità di tali opere effimere. Ovviamente il termine stesso Madonnara fa comprendere che si tratti di opere a tematica religiosa, o comunque d’ispirazione, che la nostra artefice predilige. Altra tecnica che apprezza (con felice esito) è l’acrilico con opere eseguite su supporto ligneo. Accolti con favore sono anche i grandi formati che le permettono una maggiore libertà di espressione in tempi più ampi.

Moira Ponza, Il sorriso, gessetto su tavola, 2023,
Quest’opera ha una caratteristica intrinseca particolare ed è lo sguardo diretto della Madonna che è capace di sorridere ad ognuno con una vicinanza che potrebbe quasi mettere in imbarazzo l’osservatore. L’idea della luce che colpisce il velo, creando un effetto quasi di cangiante tra il rosa panna e l’azzurro, conferisce l’impressione di una visione estatica, con una fissità contemplativa, di un volto santo… Le pieghe del velo, che ricordano quasi dei versanti di montagna a coste ed a balze, potrebbero richiamare quel percorso d’ascesi antico, quella salita al monte (di scelta tra virtù e vizio) la cui sommità è Dio. L’aureola è qui un alone d’argento, uno specchio che osserva di fronte a sé irradiato dalla luce del figlio. Tutt’attorno domina un cielo azzurro limpido ed intenso.

Moira Ponza, Neonata, gessetto su tavola,
Riuscitissimo è questo ritratto a gessetto, realizzato grazie ad una grande capacità disegnativa unita ad una minuziosa resa dell’epidermide, dei capelli ricci e del lenzuolo che l’avvolge. Di nuovo colpisce questo sguardo diretto che trafigge per la sua intensità, innocenza, ed induce a distogliere il proprio. Si tratta di un guardare all’anima, o meglio sono due anime che si osservano… gli occhi della bimba non sono sorpresi, studiando l’osservatore quasi con una saggezza fuori dal mondo, enigmatica e senza risposta. Interessante la sfera d’oro dell’orecchino e poi quella specie di cintura di perline che a conti fatti potrebbe essere il bordo del pannolino. Si tratta comunque di dettagli che impreziosiscono la composizione, con l’oro che rimanda allo sfondo (alla luce?) che sfuma commisto all’azzurro-blu.

Moira Ponza, La preghiera, gessetto su tavola,
Di nuovo ci si trova di fronte ad un soggetto mariano davvero insolito: la Madonna che prega seduta quasi a terra, in ginocchio, prossima al parto. Viene subito alla mente Piero della Francesca con la sua Madonna del parto che in quel caso esibisce il suo grembo con una dignità regale. Qui non c’è il contatto di sguardi tra Maria e l’osservatore, ci si trova ad assistere ad un momento di preghiera e raccoglimento, una contemplazione guidata da una giovane che ancora non ha provato alcuno dei dolori della vita che la singolarità di suo figlio le farà sperimentare, a partire dalla profezia di Simeone. La luce d’oro (dell’alba?) accarezza i suoi abiti ed occupa un rettangolo di sfondo, quasi confondendosi con l’aureola che sfuma di rosso divenendo più intensa ai lati di questa fascia centrale. La posa della Madonna è piramidale, per non dire trinitaria, ed assieme all’aureola portano tridimensionalità in una composizione geometrica d’impatto.

Moira Ponza, Il sacro albero, acrilico,
Quest’opera fa parte di un filone dell’artista che nasce dal mito di Filemone e Bauci, gli anziani coniugi che ospitarono Zeus ed Ermes (sotto false sembianze) ed in virtù di ciò vennero ringraziati trasformandoli in alberi eternamente abbracciati. Si è traslata quindi quest’immagine e la si è adattata ad un’altra coppia, tra loro Gesù Bambino simile ad un ostensorio con il capo raggiato (e la particola), un corpo di Cristo naturale che ha dato i suoi rigogliosi frutti (o foglie) perché serbato al centro dell’albero, nel suo cuore. Sullo sfondo un immenso sole d’oro che ha aperto le nubi, dissolvendole, per illuminare variamente il fogliame di quello che probabilmente è un ulivo. Bianco (argenteo), oro, ocra e marrone, questi i colori che se da una parte rimandano al sacro, è innegabile un riferimento all’autunno. Interessante la resa della superficie ai due lati con questi effetti che imitano le irregolarità del terreno riportando la vicenda in una dimensione maggiormente umana.

Moira Ponza, Etele (l’Anguana), acrilico,
Etele, la ninfa figlia della regina Uttele, del folklore prealpino legato alla Montagna spaccata della zona di Recoaro, è ritratta qui con viva intensità. Il suo incarnato verde chiaro è rivestito di magia, fiori geometrici la ricoprono come henné d’argento e verde scuro. C’è anche del rosso nel viso, sulle labbra, tra i capelli e nelle zone in ombra. Si noti una nudità naturale bella e ferale per una figlia della natura dagli occhi fissi, il volto solcato di fulmini bianchi come i capelli che salgono verso l’alto simili al fuoco. Ad ornamento una mezza corona di spine, o forse lunghi e ritorti rametti di corallo che richiamano il suo legame con l’acqua. Accovacciata in una posizione fetale s’accorge dello spettatore e lo sfida a resistere al suo sguardo… Dalla sua ha l’ambiente naturale, quel fiume originatosi dalla spaccatura nella roccia legato ai fatti della vicenda mitica, che si staglia all’orizzonte.

Moira Ponza, Madonna del latte, gessetto su tavola,
Siamo di fronte ad un’opera molto luminosa con un tema mariano trattato con umanità e naturalezza. Gesù bambino ha una posa attorta, un movimento spiraliforme che tende verso l’alto e fissa la madre con intensità. I gessetti sciolgono il colore rendendolo più mimetico e vivo, si avverte il calore degli incarnati, la scioltezza delle stoffe e l’intensità della luce. Il bambino è nudo, ma a prefigurare il sudario è la camicia di Maria, aperta a porgere una mammella al figlio, felice ed al contempo dolorosa… Dietro aloni di luce a formare le aureole, fonti luminose che s’aggiungono alle luci che illuminano le figure da davanti. L’arancio della veste è quello dello sfondo, ma con una dolcezza e leggerezza maggiori, a cui si aggiunge l’azzurro lucente.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.