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Il mito dipinto: La figura di Afrodite

L’arte ha la grande capacità di raccontare storie. Le immagini hanno un potere visivo che incanta e tramite queste è possibile guardare, come anche attraverso la letteratura, a concetti e questioni che non sono normalmente tangibili. Anche la mitologia fa ciò ed infatti in questa mostra virtuale si parlerà di Afrodite.

Ranuncolo, Terry Trevisan,

Cosa c’è di meglio di un’opera astratta di ispirazione vegetale per parlare della dea Afrodite? Si avverte qui un certo erotismo e un modo pittorico languido, morbido, che avvolge le forme e le esalta. La bellezza è soggettiva e quando l’arte toglie il figurativo sorge per contrasto una maggiore oggettività. Nell’astratto l’aspetto non si vede ed emerge un elemento che potremmo classificare come beltà. In fondo Afrodite rappresenta un amore sacro ed uno profano, come quest’opera. L’artista cela qui alla vista l’integrità di ciò che vede, perché ha osservato da molto vicino, per tentare di rivelare l’animo segreto di ogni tela. Quest’opera suscita la nostra immaginazione tanto quanto il nome della dea. Il suo aspetto non si conosce eppure la fama, il potere dell’amore è noto a tutti. Afrodite è molte cose, è un’amata, una madre, una moglie, un’amante. Anche un’opera d’arte può essere molte cose a seconda degli occhi di chi la guarda. Entrambe hanno un magnetismo innato, un potere che trattiene la vista capace di estraniare la mente da sé stessa e stuzzicarla con dolcezza. Afrodite è la dea dell’incanto, ma anche dell’ardore e può guerreggiare perfino alla pari con Ares e con Atena.

Monica Bellucci, Paola Boron,

Una delle caratteristiche della dea Afrodite è certamente la bellezza. Come leggiamo anche in Omero un suo epiteto è legato al sorriso (infatti è detta colei «che ama il sorriso», Il III 424) e questo è il centro del suo fascino. Una divinità capace di ridere che ha in questo il suo magnetismo, in un gesto che è sintomo di vita, di allegria. Nell’amore lo sguardo è intesa, il sorriso è complicità. Questo elemento non può che essere esemplificato al meglio dal Ritratto di Monica Bellucci. Lo sguardo è intenso, ma al tempo stesso lieve: si respira la stessa atmosfera della Monna Lisa. C’è evidentemente della sensualità che non è esibita, ma traspare e si respira. Non c’è sfacciataggine, bensì sicurezza di sé, fiducia e rilassamento. È un’opera romantica che esprime una bellezza che non è aspetto fisico, ma tono, portamento, gestualità.

La magia delle bolle, Susy Lovato,

Quest’opera guarda senza dubbio all’astratto e si ha come l’impressione che la dea Afrodite stia facendo il bagno e abbia gettato un incantesimo alla nostra vista pur di non mostrarsi in questo momento di intimità. Le bolle di sapone sono splendenti e tutto rimanda ad un’atmosfera fumosa dai dolci profumi. C’è un gioco di forme, un passaggio dal quadrato al cerchio con elementi lineari a collegarli, quasi si trattasse di un progetto architettonico. Le diverse tonalità di rosa dialogano con il grigio dello sfondo in cui danzano le bolle. Nei vapori dell’acqua si può cogliere un’atmosfera incantata prodotta dall’insieme di tutti questi elementi. Quello del bagno della dea è un tema comune che ha da sempre avuto un grande successo. Si coglie una preziosità semplice che dimostra un’artista creativa che sa il fatto suo e non ha timore di sperimentare nuove soluzioni, a patto che queste la ispirino.

Rose, Michele Massari,

Alla dea Afrodite sono care le rose. Niente di meglio può rappresentare l’elegante bellezza di questo fiore spinoso quanto delicato dell’opera di questo artista. Egli è riuscito a realizzare una composizione equilibrata che ha il pregio di essere sintetica e al tempo stesso esuberante. La scelta del portafiori di vetro è ugualmente calibrata ed è incredibile che sia ancora in piedi visto il peso delle rose. Sembra di osservare certi dipinti del Veronese in cui ampolle dalle forme più varie, con o senza fiori, stanno su davanzali dipinti. Soluzioni così fortunate in alcuni casi hanno ispirato nel tempo anche famosi maestri vetrai. Tornando all’opera, i fiori poggiano su una superficie circolare marmorea che ha dietro di sé un tendaggio marrone-bordeaux che conferisce un’atmosfera romantica e mossa. Che cosa c’è al di là? Le rose hanno dei petali bianco rosati con punte di giallo, in cui la pennellata è data in modo pastoso e abbondante, probabilmente per rendere la loro carnosità. Il loro cuore è di un rosa intenso esaltato dal candore esterno e dal verde giallo delle foglie zigrinate. A ben guardare i contorni di ogni elemento non sono precisi, ma sfumano creando un’atmosfera languida e dolce.

Alla più bella, Stefania Magnabosco,

Una delle epopee epiche in cui la figura di Afrodite ha un valore centrale è l’Iliade, a cui poi ovviamente si collega l’Eneide. Eris, dea della discordia, realizza una mela d’oro con incise le seguenti parole: “Alla più bella” e la scaglia nel mezzo di un banchetto a cui non è stata invitata. Tre dee se la contendono, Era, Atena e Afrodite che vince. A decretare la vittoria è Paride, principe di Troia, il quale ottiene in cambio la donna più bella del mondo: Elena di Sparta. Ha così inizio una tragica guerra che sarà narrata da diversi aedi fino ad Omero. Interessante di questa trasposizione artistica è il fatto che la mela d’oro sia posta in una piccola tela staccata dalla figura della dea e che quindi può potenzialmente muoversi attorno alla tela principale come un satellite. La scultura ritratta guarda a quelle di Antonio Canova che a sua volta si rifanno agli ideali dell’antica Grecia. Ciò è calzante se si pensa che gli antichi veneravano alcune statue considerate i simulacri degli dei, con l’idea che gli spiriti divini vi dimorassero. La polvere di gesso rende il senso di antico, mentre i filamenti danno l’idea di qualcosa di aereo che danza: l’anima appunto.

Senza titolo, Patrizia Da Re,

Secondo il mito la dea Afrodite sarebbe nata dalla spuma del mare per poi approdare all’isola di Cipro a bordo di una conchiglia. L’opera potrebbe ricordare questo evento e racchiudere altri elementi che hanno a che fare con questa figura mitologica. La conchiglia fluttua su un mare cupo che può anche rappresentare una rosa blu con un cuore bianco-dorato e quindi prezioso in cui una goccia di rugiada, simile ad una perla, conferisce una freschezza inaspettata. L’interno di questo fiore contiene una linfa dorata che in parte sta stillando sulla sinistra in una figura vagamente antropomorfa. La composizione è senza dubbio interessante e crea suggestioni nella mente che rasentano l’astratto pur stando entro labili confini figurativi. Il formato quadrato contiene quello circolare della conchiglia, dei petali nonché della goccia perlacea. L’artista dimostra una capacità meditativa che guarda al decorativo (come la sezione della conchiglia tra il puntinismo e lo stile klimntiano) per un risultato etereo e leggiadro che non significa mancanza di profondità.

L’articolo è proprietà intellettuale del dottor Pierluigi Rossi.